Progetto ECHO – Empatia attraverso la narrazione

Progetto ECHO – Empatia attraverso la narrazione

Durante la fase di progettazione del progetto la questione centrale era quella di come potenziare le Culture attraverso il Teatro, soprattutto per i giovani che potrebbero sentirsi disconnessi dalla società in cui vivono e lavorano. 

Sapevamo che volevamo utilizzare vari strumenti e stili teatrali, come il teatro degli oppressi, per realizzare quello che abbiamo definito un “Spazio sicuro – Spazio coraggioso – Spazio creativo” per consentire ai partecipanti di esplorare temi sensibili riguardanti l’inclusione, le sue barriere e le proprie esperienze personali. 

Come professionisti del teatro, comprendevamo che, indipendentemente dall’utilizzo di quale strumento o metodologia teatrale, volevamo che la narrazione restasse al centro del progetto e che si utilizzasse questo strumento per unire tutte le diverse componenti del progetto.

Perché la narrazione è così importante?

‘La narrazione è un atto unico dell’uomo, volto a creare e condividere un mondo sociale. Si verifica quando un narratore, una narrazione e un pubblico si incontrano di persona per raccontare e co-creare una storia.’ . La narrazione è parte integrante della nostra cultura ed è un processo naturale che tutti compiamo quotidianamente. Raccontiamo storie ogni volta che ci relazioniamo tra di noi. Le persone si sentono a loro agio nell’utilizzare la narrazione per esprimere le proprie opinioni e le proprie esperienze. Le storie sono più facili da ricordare rispetto ai fatti e alle cifre e possono essere facilmente interpretate dal destinatario per ottenere informazioni rilevanti per la propria esperienza personale e per le proprie esigenze. .

Nell’ambito del progetto GSA Grow from Seeds abbiamo appreso che Margaret Steixner e Manuel Heidegger, formatori di educazione interculturale, sostenevano fortemente l’uso della narrazione nella pratica interculturale. Tutte le culture hanno una forte tradizione della narrazione e l’uso di storie mitologiche veniva utilizzato per sensibilizzare le persone sui valori e le credenze nascosti e per evidenziare le differenze e le somiglianze attraverso il confronto di valori e sistemi di valori. 

Il progetto ECHO ha fatto sì che gli elementi di design e riflessione presenti nel workshop fossero sentire, testimoniare e riflettere sulle diverse prospettive nazionali presenti, che collegherà le voci dei giovani migranti emarginati. Questo è stato un punto centrale della nostra prima serie di workshop, che si sono basati sul tema “Teatro per l’Inclusione”.

Il processo di combinazione tra narrazione e dialogo interculturale è considerato vantaggioso poiché è vantaggioso sia per il narratore che per chi lo ascolta. La persona che svolge il ruolo attivo di raccontare la propria storia sperimenta un senso di potere perché può scegliere di cosa parlare e cosa omettere dalla storia.

Per favorire questo processo di empowerment dei partecipanti, abbiamo anche ideato un elemento performativo in collaborazione con membri della popolazione locale. Le arti performative rappresentano una piattaforma attraverso la quale attori e pubblico possono essere dei “attivisti indiretti”, affrontando i propri problemi individuali e sociali, risolvendoli e contribuendo così al raggiungimento di un mondo migliore. Esse possono andare oltre la semplice intrattenimento e i momenti di socializzazione, per trasmettere messaggi educativi, sociali, politici o religiosi.

Qual è il prossimo passo per il progetto?

ECHO ha utilizzato il teatro come strumento per consentire la condivisione di storie in un ambiente non giudicante, aspetto centrale dell’approccio basato sull’empatia del progetto. L’empatia è la capacità di comprendere emotivamente ciò che provano gli altri, di vedere le cose dal loro punto di vista e di immaginarsi nel loro posto. È l’atto di “mettersi nei panni degli altri” per condividere la loro esperienza emotiva. Questo approccio continueremo a utilizzare nel prossimo passo del nostro progetto, “Teatro per la cittadinanza attiva”.”

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