Dall’estetica relazionale all’agenzia civica: valutando l’invisibile infrastruttura dell’inclusione basata sul teatro

Dall’estetica relazionale all’agenzia civica: valutando l’invisibile infrastruttura dell’inclusione basata sul teatro

Introduzione: Il quadro operativo ECHO e i progressi del WP2

Il progetto ECHO—Potenziando le culture attraverso il teatro per i giovani migranti europei—è una partnership di cooperazione Erasmus+ transnazionale (KA220-YOU) progettata per affrontare le sfide interconnesse dell’inclusione sociale, dell’impegno civico e dell’occupabilità dei giovani migranti e rifugiati tra i 18 e i 30 anni. Integrando la drammaturgia applicata con strategie di educazione non formale, il progetto mira a stabilire percorsi di integrazione scalabili e innovativi all’interno del settore giovanile europeo.

Nei primi sette mesi del ciclo di vita del progetto, il consorzio transfrontaliero ha portato a termine con successo il percorso operativo del Work Package 2 (Theatre of Inclusion). Questa fase ha consentito l’implementazione di laboratori teatrali locali e di performance di sensibilizzazione pubblica in tutta Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda, coinvolgendo giovani migranti e coetanei locali in spazi di co-creazione.

Analizzando questi traguardi secondo i criteri di valutazione qualitativa europei, un’attività di inclusione basata sul teatro non dovrebbe mai essere considerata semplicemente come uno strumento per l’intrattenimento pubblico o come una produzione a breve termine. Essa deve invece essere riconosciuta come un ecosistema sociale temporaneo e sicuro in cui i giovani adulti vulnerabili costruiscono il quadro psicologico necessario per affermare il proprio posto nei sistemi democratici. Mentre il progetto si orienta verso i moduli di cittadinanza attiva del Work Package 3, questo articolo esamina le variabili orientate al processo e le infrastrutture invisibili costruite durante i nostri workshop sul campo.

1. L’estetica relazionale di Bourriaud sullo spazio non formale

Per valutare un laboratorio teatrale senza affidarci strettamente ai risultati delle performance tecniche, dobbiamo guardare al quadro sociologico della Estetica relazionale proposta da Nicolas Bourriaud (1998). Bourriaud definisce l’arte relazionale come una pratica che prende come punto di partenza teorico e pratico l’intero ambito delle relazioni umane e il loro contesto sociale, anziché un ambito indipendente e privato.

Nei workshop nazionali organizzati nei cinque paesi partner europei, lo spazio vuoto non è stato utilizzato per produrre un prodotto estetico tradizionale o per formare attori professionisti. Al contrario, è stato utilizzato come piattaforma dinamica per co-progettare le interazioni umane.

“Il laboratorio teatrale trasforma l’attenzione dal prodotto artistico nel processo relazionale. L’arte prodotta non è un oggetto, ma una micro-comunità temporanea stabilita attraverso uno spazio fisico condiviso e un intento collettivo. (Bourriaud, 1998, p. 22).

Concentrandosi su esercizi di gruppo, sincronizzazione fisica e comunicazione non verbale, i facilitatori hanno aggirato le barriere linguistiche iniziali che spesso isolano i cittadini di paesi terzi appena arrivati. Il movimento corporeo è diventato un vocabolario democratico e pre-linguistico. In questo modo, il laboratorio funziona come un simulatore interattivo in cui la fiducia sociale viene costruita passo dopo passo, trasformando un gruppo di individui isolati in una rete di supporto tra pari.

2. La liminalità di Turner e la costruzione della “Communitas”

La sicurezza psicologica costruita durante il laboratorio teatrale è profondamente legata al concetto di Liminalità, Secondo l’antropologo Victor Turner (1969), nella sua definizione, la fase liminale è uno stato intermedio e “di soglia”, in cui gli individui vengono privati dei loro statuti sociali preesistenti, dei loro etichette giuridiche e delle loro classificazioni istituzionali.

Per i giovani migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo, la quotidianità è fortemente limitata da sistemi burocratici esterni e rigide categorie amministrative. Il workshop ECHO funge da santuario deliberatamente liminale. All’interno di questo ambiente di apprendimento protetto, regolato da rigorosi standard di sicurezza etici e non formali, le tradizionali gerarchie sociali vengono completamente sospese.

Rimuovendo la pressione dell'evaluazione linguistica e del tradizionale sistema di valutazione, i partecipanti entrano in quello che Turner (1969) definisce communitas—un stato di intensa comunione umana senza intermediari. Questa vulnerabilità condivisa permette ai giovani di riconfigurare liberamente la propria identità, al di fuori degli stereotipi sociali esterni. Il laboratorio teatrale funge da terreno di formazione protetto: prima che un individuo vulnerabile possa entrare in un centro comunale pubblico per difendere i propri diritti, deve prima sperimentare la sicurezza corporea di condividere una stanza con altri senza timore di essere giudicato.

3. Transizione strutturale: dal capitale somatico al capitale civico

La transizione dal Work Package 2 al Work Package 3 rappresenta una cruciale evoluzione pedagogica: la trasformazione del capitale somatico in capitale civico. Questo processo si basa sulla riduzione dei costi di transizione e sulla valorizzazione dei valori intangibili. Filtraggio affettivo, un concetto linguistico e psicologico sviluppato da Stephen Krashen (1982). Krashen sostiene che l’alta ansia, l’alta autostima e la paura dell’errore fungono da barriera mentale che blocca non solo l’acquisizione della lingua, ma anche l’integrazione sociale attiva.

La chiusura dei nostri laboratori di inclusione dimostra che, stabilizzando il benessere socio-emotivo del gruppo attraverso il dramma non verbale, il filtro affettivo viene significativamente ridotto. L’espressione personale dei partecipanti viene confermata dai propri coetanei, costruendo una base sicura di autostima. Questo capitale relazionale costituisce l’infrastruttura obbligatoria per il passaggio alla fase successiva del nostro progetto: dallo sviluppo del linguaggio corporeo al dialogo verbale, dove i giovani utilizzeranno la loro voce per esplorare i diritti, la negoziazione democratica e la collaborazione comunitaria in totale armonia con i nostri obiettivi di comunicazione strategica. 

Conclusione: Promuovere un'eredità aperta sostenibile

Valutando i risultati immateriali del laboratorio teatrale si dimostra che l’inclusione sociale non può essere misurata o accelerata esclusivamente attraverso i numeri. Investendo fortemente nella metodologia di apprendimento basata sui processi durante la seconda fase del progetto, il consorzio ECHO ha costruito una solida base di fiducia nelle sue reti territoriali. Questo approccio garantisce che i prossimi laboratori civici (la terza fase del progetto) e i moduli di orientamento professionale (la quarta fase del progetto) si baseranno su una comunità reale e profondamente radicata di partecipanti attivi.

Documentando questa transizione attraverso risorse digitali a accesso aperto, il progetto offre un modello replicabile e di alta qualità per i giovani lavoratori in tutta Europa, traducendo direttamente nei beni formativi permanenti i valori fondamentali di solidarietà e rispetto della diversità.

Ogni voce ha un eco e ogni corpo ha una storia che merita di essere ascoltata. Mentre chiudiamo questo capitolo fondamentale dei nostri laboratori teatrali, vogliamo ascoltare la vostra opinione: come può l’arte abbattere le barriere invisibili nella vostra comunità locale? Fateci sapere cosa ne pensate e non perdete l’occasione di scoprire il lancio del nostro completo toolkit multimediale 

Sito web:  https://www.echo4inclusion.eu/ 

Facebook  https://www.facebook.com/profile.php?id=61584267096657 

Instagram https://www.instagram.com/echo.project2025/ 

Riferimenti
  • Bourriaud, N. (1998). Estetica relazionale. Les Presses du Réel.
  • Consorzio ECHO. (2025). Work Package 2: Quadro Operativo del Teatro dell’Inclusione. In Richiesta di finanziamento ECHO 2025 KA220-YOU - Partnership di cooperazione per la gioventù (Form ID KA220-YOU-430BD457).
  • Consorzio ECHO. (2025). Work Package 5: Strategia di disseminazione e comunicazione. In Piano di diffusione – LDC.docx.
  • Fondazione Monnalisa. (2025). Sistema di Monitoraggio della Qualità e della Cooperazione. In PIANO QUALITA – ITALIANO.docx.
  • Krashen, S. (1982). Principi e Pratiche nell'Acquisizione delle Lingue Secondarie. Pergamon Press.
  • Turner, V. (1969). Il processo rituale: struttura e anti-struttura. Transazione Aldine.

🇪🇺 Dichiarazione sulla visibilità e l'accesso aperto in Europa

Questo documento accademico è una produzione intellettuale del progetto ECHO, cofinanziato nel quadro del programma Erasmus+ dell’Unione Europea. In conformità con i principi di accesso aperto della Commissione Europea, questo documento è disponibile per la ripartizione e la riproduzione pubblica.

Licenza aperta: Con licenza CC BY-SA 4.0 — © ECHO Project, Co-finanziato dall’Unione Europea.

Le opinioni espresse sono tuttavia esclusivamente quelle degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell'Unione Europea o dell'Unione Europea per l'Istruzione e la Cultura.

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